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 COORDINAMENTO DELLE PRO LOCO DEL PARCO NAZIONALE DEL POLLINO¬

CERSOSIMO  CHIAROMONTE  LATRONICO  ROTONDA  SAN SEVERINO LUCANO  VIGGIANELLO

 A cura di: Lucio Marino, Luciano Ciminelli e Vincenzo Corraro; schede dei paesi a cura delle Pro Loco ¬

Il PARCO NAZIONALE DEL POLLINO

PRESENTAZIONE GLI ITINERARI  
CENNI SUL PARCO FESTE E TRADIZIONI  
COME ARRIVARCI GASTRONOMIA  
FLORA MONASTERI  
FAUNA IL TORRENTE FRIDO E I SUOI MULINI  

 

IL PARCO NAZIONALE DEL POLLINO¬

FESTE E RITI TRADIZIONALI NEI PAESI DEL PARCO


Particolarmente ricche e variegate sono le manifestazioni etnoculturali e i rituali festivi dei paesi del Parco, che rappresentano l’identità e la cultura di ciascuna comunità.senza dubbio, i riti arborei costituiscono il tema etnoantropologico più originale e occupano uno spazio considerevole tra le espressioni orali del territorio.Il rituale prevede la scelta, il taglio, il trasporto e l’unione di due alberi-pitu, rocca, cuccagna, ‘ntinne, ecc. secondo il luogo ove si festeggia-in onore del santo. A Castelsaraceno, Laino Borgo, Rotonda, Terranova di Pollino, Viggianello il trasporto dai boschi in paese avviene con i buoi e il rituale dura un’intera settimana. Ad Alessandria del Carretto l’albero è trainato con la sola forza delle braccia. La sagra dell’Abete a Rotonda è la più importante e spettacolare di quelle che si svolgono nell’area del Pollino.

Numerosi sono i pellegrinaggi ai santuari montani. Il più importante resta quello al Santuario della Madonna del Pollino (1527 m.slm, nella prima settimana di luglio) sia perché vede coinvolti da secoli migliaia di fedeli, sia perché nei tre giorni di “devozione” si possono osservare i retaggi di un’arcaica religiosità popolare; la prima domenica di giugno la statua sale al monte e la seconda domenica di settembre ridiscende, con percorso di circa 18 km. Meritano un particolare cenno i pellegrinaggi della Madonna del Pettoruto di San Sosti, della Madonna dell’Alto a Viggianello, dell’Addolorata delle Cappelle di Laino Borgo (fedele ricostruzione di luoghi santi di Gerusalemme), della Madonna delle Armi di Cerchiara di Calabria. A S. Costantino Albanese l’uscita della Madonna della Stella dal Santuario è salutata con l’accensione di pupazzi in costume (nusazit). Durante questi pellegrinaggi è possibile ancora imbattersi in penitenti scalzi (per voto) e nei migliori suonatori e danzatori del Pollino.

I documenti sonori che accompagnano questi momenti di festa collettiva sono decisamente pregevoli. La zampogna, la surdulina e l’organetto sono gli strumenti più ricorrenti per accompagnare il ballo e le processioni. Ancora alcuni artigiani costruiscono zampogne e surduline (Terranova di Pollino). Due i tipi di ballo più comuni: la pastorale (più lenta ed eseguita con le zampogne) e la tarantella (veloce, con l’organetto e i tamburelli).

Sopravvivenze arcaiche di magia, tracce di riti ancestrali e altre sopravvivenze etnografiche, anche se oramai rarissime, si possono ancora trovare in alcuni appuntamenti: danza del falcetto e ballo con i cirii a Viggianello (festa Madonna del Carmine), ballo del falcetto a S. Giorgio Lucano (con riferimenti prettamente ideologici). Suggestivo rimane a Verbicaro il rito dei “battenti”: persone devote che si autoflagellano e percorrono per tre volte il giro del paese. Tra le manifestazioni paraliturgiche ricordiamo “La Giudaica” di Laino Borgo che è una ricostruzione del viatico sofferente di Cristo, che si svolge ogni due anni. Nella settimana santa si possono osservare, in particolare nei paesi di cultura arberesche, tradizioni ricche di rituali e canti: come i canti che rievocano il martirio di Cristo. Nei paesi albanesi il martedì di pasqua si danza la “vallja”, ballo in costume.
 

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